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17/07/2017
PIANO INDUSTRIALE
Problemi comuni richiedono soluzioni comuni e non individuali
Di fronte ad una radicale trasformazione del Gruppo, Azienda eviti localismi territoriali che in passato hanno portato anche a gestioni imprudenti, sostengono i sindacati
Comunicazione e relazioni esterne

Come già annunciato, il confronto sull’aggiornamento del Piano Industriale 2019-2020 di UBI Banca è iniziato a tutti gli effetti e l’azienda, durante gli incontri che si sono tenuti settimana scorsa, ha fornito i primi dati che dovrebbero delineare quali saranno le possibili ricadute sui lavoratori derivanti dalla riorganizzazione complessiva della banca. 

Le prime informazioni ricevute hanno però un carattere generico, dicono i sindacati, e non consentono di rappresentare un quadro sufficientemente dettagliato. Per questo i rappresentanti dei lavoratori hanno richiesto ulteriori dati che presumibilmente dovranno essere presentati nei prossimi incontri. 

I sindacati continuano ad evidenziare qual è la principale criticità che emerge a “colpo d’occhio”: la dichiarazione di 1.318 esuberi (persone, non “costi equivalenti”) da gestire, secondo l’azienda, anche attraverso cessioni/deconsolidamenti (leggi “esternalizzazioni”). Numero che va ad aggiungersi ai prepensionamenti in corso e a quelli in via di definizione (1.300 dipendenti UBI “stand alone”, 532 Bridge Banks, ai quali si potrebbero aggiungere 341 dipendenti per i quali è già stata dichiarata la disponibilità di risorse economiche nel 2017 da parte di UBI per l’ingresso nel Fondo). 

Le Organizzazioni sindacali auspicano di «poter gestire in modo condiviso tra le parti sociali questa (ennesima) riorganizzazione». «I problemi da gestire – proseguono – sono problemi comuni, così come comuni devono essere le soluzioni da mettere in campo». E concludono ribadendo la consapevolezza sul fatto che «le problematiche riguardano tutto il nuovo perimetro di UBI e che le soluzioni verranno prese esclusivamente dal tavolo negoziale di Gruppo». 

 

 

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